La Regione Umbria ha messo a disposizione 17 milioni di euro (elevabili a 20 milioni). per aiutare le imprese del territorio a installare impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. La misura si chiama Avviso Fonti Rinnovabili 2026 ed è gestita da Gepafin S.p.a., la finanziaria della Regione.
Vediamo in sintesi come funziona la misura.
Non è un contributo a fondo perduto. È qualcosa di ibrido
La formula scelta della Regione può risultare poco immediata, perché non assomiglia né a un contributo né a un mutuo tradizionale. In realtà combina i due strumenti e funziona in quattro tempi.
Prima viene erogato il finanziamento. Gepafin concede un finanziamento all’1% di interesse, in un’unica soluzione, prima che i lavori inizino. Copre fino all’85% dell’investimento. In questo modo l’azienda non deve disporre dell’intero capitale necessario per avviare l’intervento.
Poi c’è un anno di preammortamento. Nei primi dodici mesi si pagano solo gli interessi, non il capitale. È il periodo previsto per costruire l’impianto, metterlo in funzione e presentare i documenti che dimostrano la corretta realizzazione delle spese.
Poi viene applicata la remissione di una parte del debito. Questo è il passaggio che rende la misura particolarmente interessante. Una volta verificato che l’impianto è stato effettivamente realizzato, una quota della somma finanziata non deve essere restituita. È la cosiddetta “remissione del debito” e può arrivare fino al 50% del finanziamento, secondo le condizioni previste dall’Avviso.
Il resto viene restituito in sei anni, con rate semestrali sempre all’1%.
Cosa si può installare
Impianti fotovoltaici per l’autoconsumo dell’azienda, montati sul tetto, su una pensilina o a terra, con o senza batterie.
Ma c’è una novità che vale la pena segnalare: per la prima volta si può finanziare il solo sistema di accumulo su un impianto fotovoltaico già esistente. Molte aziende hanno installato il fotovoltaico fra il 2020 e il 2023 e poi si sono fermate, perché le batterie non rientravano in nessun incentivo. Ora rientrano.
La potenza finanziabile non è libera: viene calcolata sui consumi reali dell’azienda. Il fotovoltaico si dimensiona su quanto si consuma nelle ore di punta, le batterie su quanto si consuma la sera e la notte. È una regola che favorisce chi lavora anche fuori dall’orario diurno — alberghi, case di cura, palestre, aziende su più turni.
Quanto si ottiene
| Finanziamento | Adesione CER | Debito cancellato | |
| Micro e piccole imprese, professionisti | 80% | +5% | fino al 50% |
| Medie imprese | 65% | +5% | fino al 50% |
| Grandi imprese | 50% | +5% | fino al 40% |
L’investimento deve essere compreso fra 25.000 e 350.000 euro, che salgono a 700.000 per le grandi imprese.
Tutte le percentuali di finanziamento aumentano di cinque punti per chi aderisce a una Comunità Energetica Rinnovabile — un gruppo di soggetti che condividono l’energia prodotta localmente. In fase di domanda è sufficiente dichiarare l’intenzione di farlo.
Chi può partecipare
Imprese di qualsiasi dimensione con un’unità produttiva in Umbria, di quasi tutti i settori. Restano fuori agricoltura, attività finanziarie e immobiliari, produzione di energia e pubblica amministrazione.
Una novità di quest’anno: sono ammessi anche liberi professionisti e lavoratori autonomi con partita IVA, comprese le società tra professionisti.
Come si fa domanda, e perché il calendario conta
Le domande si presentano online dalle ore 12:00 del 4 settembre 2026 fino al 31 dicembre.
Non si tratta di una gara con una classifica finale. Le domande vengono esaminate nell’ordine in cui arrivano e le risorse si esauriscono progressivamente: superata la soglia tecnica minima, conta quindi l’ordine di presentazione.
C’è poi una regola importante che è bene conoscere in anticipo: sono ammesse solo le spese sostenute dopo aver presentato la domanda. Firmare un ordine, accettare un preventivo o versare un acconto prima di quel momento rende l’intero investimento non finanziabile. Chi ha un impianto già in trattativa dovrà quindi prestare particolare attenzione alle tempistiche.
Un esempio, per rendere l’idea concreta
Una piccola impresa installa 150 kWp di fotovoltaico e 100 kWh di batterie. Investimento complessivo: 230.000 euro.
Se l’impresa aderisce a una Comunità Energetica Rinnovabile (CER), beneficia della premialità di 5 punti percentuali e il finanziamento può arrivare all’85% dell’investimento, pari a circa 195.500 euro.
La quota inizialmente a carico dell’impresa è quindi di circa 34.500 euro. Dei 195.500 euro finanziati, fino al 50% può essere oggetto di remissione: circa 97.750 euro non dovranno quindi essere restituiti.
La quota residua da rimborsare è pari a circa 97.750 euro, da restituire in sei anni con rate semestrali al tasso dell’1%. A fronte di questo impegno, nell’esempio considerato il risparmio in bolletta è stimato intorno ai 31.000 euro l’anno.
A questo si può aggiungere l’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, cumulabile con il bando, che agisce come deduzione fiscale sul costo residuo dell’impianto.
230.000 € investimento → 195.500 € finanziamento → 97.750 € remissione → 97.750 € da restituire.
Lo stesso giorno apre l’Avviso Efficienza Energetica 2026, con risorse proprie e un funzionamento molto simile, dedicato però agli interventi che riducono i consumi: macchinari, pompe di calore, recuperi di calore, illuminazione, isolamento degli edifici.
Le due misure sono indipendenti e un’impresa può accedere a entrambe, purché su interventi diversi.

