Oggi un MWh di elettricità costa più di due volte e mezzo un MWh di gas. Per le aziende che consumano insieme elettricità e calore, questo divario è un’opportunità concreta. Ma la convenienza non è automatica: ecco come funziona la cogenerazione, quando rende davvero e cosa valutare prima di investire.
ARTICOLO COMPLETO
La cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica e di calore a partire dallo stesso combustibile. Nelle centrali tradizionali gran parte del calore generato viene disperso; un cogeneratore lo recupera e lo mette a disposizione dell’utenza per riscaldamento, acqua calda o processi produttivi. Il risultato è un minor consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore.
La normativa italiana riconosce come Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) gli impianti che garantiscono un risparmio di energia primaria di almeno il 10% rispetto alla produzione separata, o un risparmio positivo per le unità sotto 1 MW elettrico. Agli impianti CAR di nuova installazione la legge riconosce benefici specifici, tra cui l’accesso al meccanismo dei Certificati Bianchi.
Perché se ne torna a parlare adesso
Il motivo è nei prezzi. A settembre 2026 il PUN medio è stato di 207,54 €/MWh, mentre la materia prima gas si è fermata a 78,80 €/MWh: l’elettricità acquistata dalla rete è costata circa 2,6 volte il gas. Un cogeneratore usa il gas per produrre in sede l’elettricità che l’azienda altrimenti comprerebbe, e in più recupera il calore che sostituisce quello della caldaia.
Va detto con chiarezza: il confronto tra i due prezzi indica la direzione, non il risparmio. Per produrre un MWh elettrico un cogeneratore consuma più di un MWh di gas, e il bilancio economico dipende da quanto calore viene effettivamente utilizzato, dalle ore di funzionamento e dai costi di gestione. È per questo che la valutazione va fatta sui consumi reali di ciascun sito.
Quando la cogenerazione conviene davvero
La cogenerazione dà il meglio di sé quando l’utenza ha tre caratteristiche:
- Fabbisogno contemporaneo di energia elettrica e di calore, così che entrambi i prodotti vengano utilizzati.
- Molte ore di funzionamento nell’arco dell’anno, con consumi stabili e prevedibili.
- Un uso del calore continuativo, per riscaldamento, acqua calda sanitaria o processi industriali.
È il profilo tipico di hotel e strutture con SPA, cliniche, RSA e strutture sanitarie, piscine e centri sportivi, industrie con calore di processo e aziende agroalimentari. Dove serve anche freddo, come nei data center, nei centri commerciali o nei processi di conservazione, la trigenerazione trasforma parte del calore recuperato in energia frigorifera.
Una scelta da integrare, non da isolare
Il quadro è in movimento. Tra le ipotesi discusse in queste settimane tra Governo e Commissione europea c’è anche un intervento sul prezzo del gas destinato alla produzione elettrica, che inciderebbe sul prezzo dell’energia in borsa. In uno scenario così variabile, la soluzione più solida è raramente un singolo impianto: è un sistema che combina cogenerazione, fotovoltaico, pompe di calore e accumuli, dimensionato sul profilo di consumo dell’azienda.
Dal 2011 CogenLab progetta, realizza e gestisce impianti di cogenerazione e trigenerazione in tutta Italia. Ogni progetto parte da uno studio di fattibilità sui dati reali di consumo, che stabilisce se e in quale configurazione l’investimento è sostenibile, prima di qualsiasi decisione.

FONTI
- GME – Dati di sintesi mensile, settembre 2026 – PUN medio di settembre
- Agenzia Nova, 02/10/2026 – materia prima gas di settembre (dato ARERA)
- BibLus-net (ACCA) – Guida GSE alla Cogenerazione ad Alto Rendimento – definizioni, requisito PES, benefici CAR (D.Lgs. 20/2007, D.M. 5/9/2011)
- Energia Oltre – negoziato Governo–Commissione sul prezzo del gas per la generazione elettrica

