Energia, il conto torna a salire: cosa sta succedendo e come proteggere l’azienda

A settembre l’elettricità all’ingrosso è costata quasi il doppio di un anno fa. Molte imprese non lo hanno ancora visto in bolletta: lo scopriranno al rinnovo del contratto. Ecco i numeri del mese, cosa aspettarsi per il 2027 e quali leve ha oggi un’azienda per non subire i rincari.

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Il prezzo dell’energia elettrica in Italia è tornato su livelli che non si vedevano da tempo. Secondo i dati del Gestore dei Mercati Energetici (GME), a settembre 2026 il PUN medio ha raggiunto 207,54 €/MWh, contro i 109,08 €/MWh di settembre 2025: un aumento del 90,3% in un anno. I prezzi sono stati alti in tutte le ore della giornata: 212,24 €/MWh nelle ore di picco e 204,82 €/MWh fuori picco.

All’origine c’è il gas

In Italia il prezzo dell’elettricità segue da vicino quello del gas naturale, che resta la fonte principale con cui viene prodotta. ARERA lo ha ribadito nel comunicato di fine settembre, indicando nella situazione geopolitica la causa delle quotazioni elevate. A settembre il costo della materia prima gas fissato da ARERA per i clienti vulnerabili, pari alla media del prezzo all’ingrosso italiano (PSV), è stato di 78,80 €/MWh. Il 13 ottobre il riferimento europeo TTF ha chiuso a 86,7 €/MWh, il valore più alto da dicembre 2022.

Gli effetti sulle bollette sono già iniziati

Dal 1° ottobre ARERA ha aggiornato il prezzo di riferimento per i clienti vulnerabili, che servono come termometro del mercato: +37,3% sulla bolletta elettrica del quarto trimestre. L’aumento dipende quasi interamente dal costo dell’energia, cresciuto del 63,4% rispetto al trimestre precedente, mentre gli oneri generali di sistema sono rimasti invariati.

Per le imprese l’effetto è meno immediato ma non meno concreto. Chi ha un contratto a prezzo fisso è protetto fino alla scadenza; al rinnovo, però, il nuovo prezzo rifletterà le quotazioni di mercato. Un esempio aiuta a misurare il fenomeno. Per un’azienda che consuma 500 MWh all’anno, pagare la sola energia al PUN medio di settembre 2026 anziché a quello di settembre 2025 significa circa 49.000 € in più all’anno, a parità di consumi.

Cosa aspettarsi per il 2027

Le previsioni indicano un raffreddamento, ma non un ritorno ai livelli del passato. Nello scenario base di Intesa Sanpaolo, riportato da MF-Milano Finanza il 18 settembre, il PUN medio del 2027 si attesterebbe intorno a 140 €/MWh: meno dei picchi attuali, ma ancora ben sopra i valori di un anno fa. Gli stoccaggi italiani di gas, all’88% a inizio ottobre contro il 93% dello stesso periodo del 2025, rendono improbabili problemi di approvvigionamento, ma non garantiscono prezzi contenuti per l’inverno.

Le leve a disposizione delle imprese

Il prezzo dell’energia non dipende dalle aziende. Quanta energia comprano, e quanta ne producono da sole, invece sì. Le strade principali sono tre:

  • Conoscere i propri consumi. Una diagnosi energetica individua dove, quando e perché si consuma, ed è il punto di partenza di ogni intervento serio.
  • Ridurre gli sprechi. Pompe di calore, recupero del calore, regolazione e automazione degli impianti abbassano il fabbisogno senza toccare la produzione.
  • Produrre in proprio. Fotovoltaico, accumuli e cogenerazione trasformano una parte del costo energetico da variabile a programmabile.

Ogni azienda ha un profilo di consumo diverso, e la combinazione giusta va costruita sui dati reali. È il lavoro che CogenLab svolge dal 2011 come ESCo per imprese, strutture sanitarie, alberghiere, sportive ed enti pubblici: dall’analisi dei consumi alla progettazione, fino alla realizzazione e alla gestione degli impianti, con un unico interlocutore.

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